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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Pinarello (“Pinarèl”)

pinarello“Si vuol contrarre matrimonio tra Domenico figlio di Paulo Pinarello nato nella Villa di Pezzan di Campagna, ora di questa cura d’anni 21, e Cattarina figlia d’Angelo Feltrin d’anni 19 nata, allevata, e dimorante in questa Cura. 27 Febraro 1783, io Costanzo Bozza Parroco di questa Chiesa di S. Martino di Paese ho congiunto in S. Matrimonio li soprascritti sposi secondo il rito di S. Madre Chiesa…”. È l’atto nuziale che indica una data certa sulla presenza dei Pinarello a Paese, provenienti da Sala d’Istrana verso la fine degli anni Sessanta del XVIII secolo. Ma I primi nati in Paese furono Angelo (1770) e Zuanne (1772), figli di Valentin Pinarello e di Giustina. Valentino era figlio di Domenico e di Catarina, gente venuta al mondo ai primi del Settecento. Il tam tam era suonato quando un intermediario aveva loro proposto di lavorare, da fittavoli, le terre dei Gobbato. S’insediarono perciò nella nuova casa colonica fatta costruire dirimpetto a Villa “La Quiete”, tuttora visibile in Via Pellegrini, circondata da una muretta di sassi. Poco lontano, oltre la barchessa sorgeva la “lussuriosa” residenza dei Loredan. Era da pochi anni deceduto il doge Francesco Loredan (1752-1762) che governò nel periodo del decadente splendore veneziano. Le nobili casate veneziane avevano da tempo trasferito i loro interessi in terraferma, dove trascorrevano la maggior parte del loro tempo, basti pensare alle innumerevoli ville sparse tuttora in Veneto e in Friuli. Attorno ad esse regnava una diffusa povertà e la gente si arrabattava in mille mestieri, non ultimo quello dello scippatore, come accadeva durante il carnevale di Venezia, dove bastava una maschera per fare la prostituta o il borseggiatore, mentre il nutrito numero di nobili decaduti veniva mantenuto dalle "scole" o dalle confraternite. A rappresentare tutto ciò era il doge, sempre più una controfigura di se stesso, spesso sbeffeggiato nei teatri, mentre prendeva piede una cultura libertaria e riformista, in contrapposizione con i nobili al governo. Francesco Loredan (1685), fu eletto suo malgrado in questo clima carnascialesco. Ammalatosi gravemente, spirò il 19 maggio 1762. Fu sepolto nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo, ma la sua morte fu tenuta nascosta fino al 25 maggio per non turbare i festeggiamenti della "Sensa", ricorrenza alla quale il doge non avrebbe mai dovuto mancare. Nel 1776 moriva a Paese Sua Eccellenza Girolamo Loredan fu Gio.Batta, quindi Villa Loredan esisteva ancora. Nel 1778 venne costruita Villa “La Quiete”, commissionata dal marchese Giuseppe De Canonicis, per la figlia Cecilia andata sposa a Costanzo De Perissinotti. Non è azzardato pensare quindi che i Pinarello, a quei tempi, fossero inizialmente braccianti o fittavoli, se non dei Loredan, del De Canonicis o dei due sposi, che abitarono nella nuova nobile residenza a partire dal 1783, anno in cui Domenico Pinarello, figlio di Paulo, si sposava con Catarina Feltrin (1764). Di fatto, nell’Ottocento, la casa con annessi quindici campi di terra, era già dei Gobbato di Istrana e, vista la provenienza (Sala di Campagna), i Pinarello potrebbero essere già stati alle loro dipendenze. Paese nel Settecento era meta di tanti nobili veneziani che in questa campagna avevano costruito le loro ville e relative case padronali. Ciò permise alla popolazione locale di procurarsi un po’ di cibo in cambio di servigi vari e anche d’ingegnarsi nella manutenzione degli edifici e riparazione di carrozze, imparando qualche mestiere. Domenico Pinarello e Catarina certamente non furono i soli ad entrare nella casa colonica dei Gobbato (poi Dalla Riva) perché si hanno riscontri di altri Pinarello, probabilmente cugini di Domenico. C’erano infatti anche i nuclei dei figli di Giobatta: Giovanni e Angela Visentin; Giacomo e Catterina D’Ambrosi. Ce n’era anche un quarto, come emerge dall’atto di morte che segue, rinvenuto nell’archivio parrocchiale: “28 Giugno 1797. Paulin figlio di Bastian Pinarel e di Elisabetta figlia di Paolo Caner sua legittima consorte, d’anni 4 jersera rese lo spirito a Dio e questa mattina fu sepolto in questo Cemiterio alla presenza di me Giacomo Rossetti Cappellano Curato”. Domenico, Giovanni, Giacomo, Sebastiano: furono questi precursori di rami diversi dei Pinarello, che si allungano ancora oggi. Una particolarità riguarda Sebastiano Ermenegildo detto “Pinarel”, così appare registrato, che non era figlio legittimo, ma affidato alla famiglia dal Pio Ospedale di Vicenza. Si sposò in seguito con Elisabetta Contò, divenendo padre di otto figli. Domenico e Catarina erano genitori di Angelo (1785) che il 29 Febbraio 1808 si sposò con la compaesana Rosa Bruttocao. Dalla loro unione nacquero sei discendenti, uno solo di sesso maschile, al quale fu imposto il nome di Giobatta (1815)…

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