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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Pozzebon (“Santin”)

pozzebonsantPozzebon e Pozzobon sono cognomi che traggono il significato, come dice il termine stesso, “pozzo buono”. Si tratta evidentemente di famiglie che risiedevano nei pressi di una preziosa risorsa idrica. Nel tempo il cognome, per errori di trascrizione si è parzialmente modificato nella seconda vocale, poi alcune di queste famiglie lo hanno volutamente adottato in forma diversa per distinguersi. Nel territorio di Paese i Pozzobon e i Pozzebon si distinguono dai soprannomi, anche se negli archivi parrocchiali, nel passato, furono registrate persone dello stesso ceppo ora in un modo ora in un altro indifferentemente. A Paese ci sono i Majèri di Sovernigo, i Pagoìn di Via San Luca, i Santìn di Via Pravato, e altri; a Padernello i Pagoin, i Canóni e i Santin, ma ce ne sono altri che non fanno capo né all’uno né all’altro o ad un terzo ancora. Nella seconda metà dell’Ottocento, proveniente da Fossalunga, in Padernello immigrò Giuseppe Pozzobon (1874-1947), figlio di Angelo e di Giustina Zanatta e fratello di Giobatta Fortunato (1870-98), morto di tetano a soli ventotto anni, già padre di Angelo (1896-1948) e di Maria (1897): “Padernello 3 Maggio 1898. Pozzobon detto Santin Giobatta Fortunato, coniugato, contadino, del fu Angelo e della vivente Zanata Giustina coniugi, in età di anni 28 compiuti, munito di tutti i religiosi conforti, moriva per tetano il 2 del corrente mese, alle ore 11 antimeridiane…”. Giobatta aveva sposato Pasqua Domenica Pegoraro da Fossalunga. Il loro figlio Angelo sposò Ida Mussato (1897) da Padernello, mentre Maria si fece religiosa nellOrdine del Cottolengo assumendo il nome di Suor Isidora di S. Elena nella professione solenne del 1917. “Padernello 12 Marzo 1896. Pozzobon detto Santin Angelo figlio legittimo di Giovanni Battista e Pegoraro Pasqua maritati a Fossalunga et simul cohabitantes nacque li 10 del corrente alle ore 12 meridiane et oggi venne da me sottoscritto battezzato, tenedolo al Sacro Fonte Lorenzetto Giovanni, coniugato di Paese”, così compilò l’atto di nascita l’arciprete Don Francesco Miotto. Angelo e Ida furono genitori di dodici figl, una discendenza conosciuta con il soprannome “Canoni”. Nell’ultimo decennio del XIX secolo si coniugava in Padernello un altro Giobatta: “Addì 27 Giugno 1894. Ottenuta dispensa della Rev.da Curia di Treviso… alla presenza di me don Francesco Miotto e dei testimoni Bordignon Tomaso e Furlan detto Luison Gottardo, oggi in questa chiesa di San Lorenzo in Padernello, Pozzobon Giovanni Battista contadino dei furono Tranquillo e Boziol Anna nato a S. Bona il 23 Giugno 1820 e domiciliato a Paese, vedovo della fu Pieretto Maria, morta a Paese il 21 aprile 1894, ha incontrato matrimonio con Cavallin Luigia Eufrasia contadina di Domenico e della fu Berti Maria, nata a Padernello il 13 luglio 1856 e qui domiciliata, vedova del fu Quagliotto Giuseppe morto nell’Ospitale di Crespano Veneto il 23 luglio 1892…”. I due coniugi firmarono con una croce perché illetterati. Da notare che la sposa aveva ben trentasei anni meno del settantaquattrenne marito. Un inusuale matrimonio dati i tempi, che avrà fatto scandalo e provocato commenti non proprio benevoli, anche perché l’uomo si risposò dopo soli due mesi dal decesso della prima moglie. Giuseppe Santin, fratello di Giobatta, arrivò a Padernello passando prima per Ospedaletto dove si unì in matrimonio con Candida Zanin (1875-1944) originaria di Merlengo. Il cognome di Candida non era il proprio, ma quello ereditario essendo stata adottata da piccola dalla famiglia Zanin (o Zanini). Questo cognome deriva dal diminutivo di Zuane (Giovanni): Zuanin (Giovannino), dialettalmente pronunciato. Zanin ne è la logica conseguenza. Contemporanei di questi erano presenti altri nuclei familiari dei Pozzebon, pure provenienti dalle stesse località. C’era quello di Giuseppe e Angela Venturato, uniti in matrimonio a Falzé di Campagna. Tra i loro figli ricordiamo Palmira (1899) che si unì a Luigi Rizzato (1895), Regina Adele (1903) moglie di Virginio Zanatta (1901), quindi Isidoro Angelo (1906) e Angelo (1909) che sposò a Monigo Carlina Rizzato (1915). C’era poi la famiglia di Pietro e Angela Quaggiotto, pure sposati in Fossalunga nel 1898 con i loro discendenti: Alessandro Antonio (1902) marito di Ernesta Montigner (1906) da Croce di Piave che aveva sposato a Grisolera (ora Eraclea), e Maria Luigia (1909) moglie di Celio Pintinello. Un’altra discendenza dei Pozzebon era quella di Fortunato, figlio di Giovanni detto “Tesser” e Maria Guarnier, sposati in Padernello, che ebbero tra gli altri: Giovanni Maria (1898-99); Luigia (1899) che si coniugò con Abele Berlese (1888) da Sala di Campagna; Giobatta (1902) marito di Virginia Favarin da Sala; Ferruccio (1906); Palmira Antonia (1907) moglie di Otello Ciccotti; e Ottavio (1910). Questi nuclei familiari, date le provenienze, potrebbero essere stati tutti imparentati tra di loro. Ciò è supportato pure dalle omonimie, quali ad esempio Fortunato. ...

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