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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Zanoni (“Brigata”)

zanoni01Era amato dai suoi concittadini come sindaco e come uomo. Lo testimonia il Gazzettino del 6 Settembre 1956, cronaca di Paese, in un articolo titolato “Festa della Madonna e sagra a Villa di Villa”. Diceva testualmente: “[…] Così la «riunione della Beata Vergine con il popolo di Villa» si rinnoverà anche quest’anno, sotto la protezione e l’assenso dell’amico di tutti, vogliamo dire del beneamato nostro sindaco, On. Luigi Zanoni e dell’arciprete don Mario Ceccato”. Ancor oggi, a distanza di decenni, il suo ricordo è più vivo che mai. Luigi Zanoni (1898-1958) era figlio di Bartolomeo, detto Bortolo Brigata (1853-1918) e di Teresa Vanin (1859-1933) da Treforni, nata a Santa Cristina di Quinto. Questa era figlia di Francesco e di Maria Tosatto. Sposatisi nel 1882, assistiti dai testimoni Angelo D’Alessi e Melchiorre Callegari, Bortolo e Teresa ebbero quattro figli: oltre a Luigi, Antonio, Teresa ed Emilio (1885). Quest’ultimo, soldato del 30° Fanteria nella Grande Guerra, morì sul Carso nel 1917, ucciso dal gas tedesco. Le sue spoglie riposano nel sacrario di Redipuglia. “Brigata”, l’origine di quest’epiteto si perde nel tempo. Sembra che sia stato addossato per distinguere le numerose famiglie Zanoni, che vivevano in stretto contatto tutte nella stessa zona. Bortolo, padre di Luigi, era figlio di Antonio (1825) e di Teresa Boldrin. Padre di Antonio era Gabriele (1776), fu Lorenzo. Dall’archivio parrocchiale di Paese (Treviso – Italia) emergono numerosi Zanoni, con molte omonimie, probabilmente originari dello stesso ceppo. Ad esempio un altro Antonio, fu Giovanni, unito in matrimonio il 25 novembre 1801, all’età di ventiquattro anni, con Perina Marconato, di ventuno, figlia di Angelo. Luigi Zanoni ha dato lustro alla famiglia e al suo paese, balzando, è il caso di dire, “dalle stalle alle stelle”: da contadino a parlamentare. Proveniva, infatti, da una famiglia di agricoltori, che risiedeva in Sovernigo, in un edificio di poche stanze dove i più dormivano nel granaio. Il sostentamento derivava da qualche campo di terra e da poche mucche. In seguito, negli anni Quaranta del secolo scorso, questo patrimonio arrivò a quattordici campi e altrettanti bovini. Presa in sposa Rita Zatta (1902-1988) da Padernello, Luigi divenne padre di nove figli, nati tra il 1922 e il 1941. Da giovane aveva studiato nel seminario di Treviso, conseguendo la licenza ginnasiale, ma anche quella formazione di cattolico convinto che condizionerà tutto il suo operato fino alla fine. Partito nel 1917 per la Grande Guerra, fu fatto prigioniero e deportato in Germania per quindici mesi, dove aveva potuto imparare il tedesco. Tornato a casa, trovò il padre in fin di vita, ma ancora lucido e felice di rivedere il figlio tornato dalla guerra. Durante il regime mussoliniano, intorno al 1922, Luigi Zanoni, antifascista convinto, rifiutò di lavorare nell’Amministrazione Comunale, preferendo lavorare duramente da agricoltore che tradire i propri ideali. Fu poi (dal 1940), per tredici anni, fattore del prof. Bernardino Panizza, la villa del quale distava poco lontano dalla casa dei “Brigata”, ma le cui proprietà erano diffuse anche in altre località della provincia. Da uomo leale ed onesto, di carattere forte e temperante, godeva la massima fiducia e stima di questo signorotto, che conobbe il massimo della prosperità proprio durante la sua amministrazione. La famiglia cominciò presto ad avvantaggiarsi dei frutti del suo impegno, coadiuvato dall’indispensabile aiuto dei figli che intanto crescevano da lavoratori responsabili. Emilio e poi Giuseppe, quindi Bartolomeo (“Bortoéto”), mentre Pasqua (1926)zanoni02 aiutava in casa, furono i primi a far sentire il beneficio di quest’aiuto, pur essendo ancora giovanissimi. Intanto il loro padre, da coltivatore diretto, era fortemente impegnato con l’amico On. Angelo Visentin di Postioma, nella Federazione Coltivatori, rappresentandola prima nel C.L.N. e poi in vari altri Enti economici, militando contemporaneamente nelle file dell’Azione Cattolica di Paese. A quei tempi la religione cristiana era molto più radicata nelle nostre campagne, in una comunità, contadina da millenni, che non prescindeva mai dall’aiuto divino. Si viveva nella consapevolezza, talvolta anche nell’angoscia, che la fertilità e la stessa esistenza dipendevano dall’alleanza con il Padreterno. Ciò induceva coscienziosamente a risparmiare e a non sprecare mai nulla, perché non tutte le stagioni erano uguali e bastava una grandinata a rovinare una famiglia, condannandola alla fame più nera. In questa situazione si muovevano uomini semplici e carismatici, ma con un profondo senso della vita e dei suoi valori morali. Luigi Zanoni, Angelo Visentin, Giovanni Pozzebon e numerosi altri erano stati forgiati ai principi della scuola sociale cristiana. Erano lo specchio di quanto accadeva sulla scena nazionale con quel grand’uomo, unico vero statista che l’Italia abbia avuto dal Dopoguerra, Alcide De Gasperi. Persone così hanno ridato fiducia e speranza durante la ricostruzione seguita ad una devastante guerra, ma che si erano già fatte notare in precedenza, quando Paese diede ospitalità a duemila sfollati dalla vicina città di Treviso, in seguito al disastroso bombardamento alleato…

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