presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Puoi acquistare Il selvaggio del Lagorai su Amazon e Playstore

Compra su Amazon

Compra su Play Store

 

Leggi le recensioni

Recensione vita del popoloRecensione Famiglia Cristiana

 

Amadio

Amadio, con le varianti Amodio e Amodeo, Amadei, Amedei e Amadini, è d’inequivocabile origine religiosa, cognome molto comune in tutta Italia. Esistono tracce risalenti al XIII° secolo, anche se la piena diffusione avvenne in epoca rinascimentale. Gli Amadio erano presenti in Postioma, frazione di Paese (Treviso) già nel XVII secolo: “3 Luglio 1634. Sebastiano figlio di Iseppo Amadio et di Domenica sua moglie fù dalla levatrice battezzato il quale poco doppo il battesimo suo morse”. È questa la prima testimonianza concreta della loro presenza, emersa dall’archivio parrocchiale. “2 Luglio 1661. Francesco figlio di Stefano Amadio et di Donna Mattia sua consort,e di legittimo matrimonio nato, fu battezzato da me don Mattio Marconato pievano. Fu tenuto da Messer Giacomin forner, nacque il 6 detto”. Il padrino era quindi il fornaio di Postioma. Sono semplici atti trascritti da mani forse poco erudite in quell’epoca, ma con piccoli particolari che fanno emergere tante curiosità. Il pane si faceva anche allora, ma lo mangiavano quasi esclusivamente i signori. “1664 lì 21 ottobre. Zuanna figlia di M.r Giacomo Amadio et di Maria sua consorte di legittimo matrimonio nata, fu battezzata da me P. Mattio Marconato pievano, fu tenuta da M.r Cargnato da Musano”. “1664 li 25 Maggio. M.r Antonio figlio di M.r Menego (Domenico) Amadio e di Lucia figlia di Domenego Menegin, fatte prima le tre solite pubblicazioni, inter Missam solemnia, si congiunsero in matrimonio alla presenza di me P. Mattio Marconato Pievano, e alla presenza degli infrascritti testimoni M.r Bastian Gespo et M.r Gerolamo Lucadel”. Nel Milleseicento c’erano quindi in Postioma almeno i nuclei familiari di Iseppo (Giuseppe) e Domenica, di Stefano e Mattia, di Vincenzo e Margarita, di Giacomo e Maria, di Domenico e Lucia, tutti Amadio. Stefano, Vincenzo, Giacomo e Domenico erano probabilmente figli di Iseppo e Domenica. Ciò fa pensare che fosse una grande famiglia patriarcale. “Addì 6 settembre 1780. Angela figlia di Santo Amadio volò ieri al Cielo di mesi 16 ed il di lei corpicino giace in questo Cimiterio. L’Arciprete assisté alla sepoltura”. “Addì 29 Giugno 1782. Angela moglie di Santo Amadio detto Casetta morì in questa mattina prima del giorno d’anni 40 circa di male scorbutico, munita del solo sacramento dell’Olio Santo per non essere capace degli altri attesa la pazzia dallo scorbuto stesso prodotta. Il di lui cadavere è stato sepolto in questo Cimiterio coll’assistenza mia, del Signor Cappellano e chierico Valduga”. Valduga è un cognome di origine trentina, alto Garda o sud di Trento. Non è chiaro se il nomignolo riportato fosse attribuito alla defunta o al marito. Altre testimonianze riemergono in Postioma con gli atti che seguono: “Adì 7 luglio 1782. Domenica moglie del fu Domenico Amadio morì iersera alle ore 24 in età d’anni 66 ca. di mal cronico e di languore…”. “Il dì 9 Novembre 1801 Santo Amadio fu Domenico d’anni 64 ca. dopo un lungo decubito, munito dei SS. Sacramenti morì jeri all’ore 19 ca. e fu sepolto in questo Cimiterio”. Pure in Pocellengo era presente questa famiglia, almeno fin dalla metà del XVIII secolo come inequivocabilmente sancito dagli atti emersi nell’arcivio parrocchiale: “Adì 20 settembre 1752: Domenico figlio di Gioanni Amadio d’età di giorni sei questa mattina in albis, un’ora ante il giorno, volò al Cielo. Il lui cadavere fu esposto questa sera ante solis occasum (prima del tramonto) in questo cimiterio…”. Centocinquant’anni dopo, in Porcellengo, gli Amadio c’erano ancora: “Li 19 gennaio 1902. Amadio Marcello, figlio legittimo di Pietro fu Luigi e Rossi detta Nardetto Teresa fu Angelo, è nato il 15 gennaio ore 6 pomeridiane e oggi fu battezzato in questa chiesa parrocchiale di Porcellengo da me Libralesso Luigi Parroco. Padrino Tonellato Agostino di Pietro, villico di qui”. Marcello si unì in matrimonio con la compaesana Elena Pontello il 5 novembre 1923. Il 2 maggio 1911, Teresa Rossi partorì a Pietro un nuovo discendente, Giobatta, del quale fu padrino Giovanni Francescato. Giobatta fu cresimato a Musano l’8 aprile 1920 dal vescovo Mons. Andrea Giacinto Longhin, essendo padrino Marcello Amadio. Un nuovo membro venne ad aggiungersi alla famiglia dei due coniugi con l’arrivo di Luigia, il 19 aprile 1918; fece da padrina Angela Zaccaria. Attualmente gli Amadio sono dispersi in vari rami. Ce ne sono, oltre che in Paese, a San Giuseppe di Treviso e in quasi tutti i paesi del circondario.

Please publish modules in offcanvas position.

Free Joomla! templates by AgeThemes