Callegari ("Vettorello")

LA FAMIGLIA CALLEGARI (“Vettorello”)

[...] I Callegari, o meglio Callegaro, come si chiamavano un tempo, erano presenti in
Fossalunga già nel Seicento come riportato in un atto di matrimonio della parrocchia di
quel tempo: “1637, 11 8bris. Fatte le consuete pubblicazioni hanno contratto matrimonio
Stefano Calegari q. Natalino di questa parrocchia e Maria Scarpari figlia di Angelo del
luogo di Albaredo…”. Da allora gli Stefano si susseguirono per almeno altri due secoli,
come traspare dal grafico genealogico, ma la discendenza con tale patronimico potrebbe
essere anche più lunga. [...]
Risiedevano tutti in un’unica grande casa con porticato al centro che immetteva in un
vasto cortile, in Via Montello, porticato che di sera veniva chiuso da un possente portone
di legno e dal quale si dipartiva una scala che saliva ai piani superiori. Di notte, a chi fosse
rincasato tardi, non sarebbe potuta sfuggire l’immagine inconsueta e nello stesso tempo
mirabile delle innumerevoli paia di calzature sistemate ai piedi della scala. C’erano zoccoli,
ciabatte, galosse, sandali, scarpe da uomo e da donna di coloro che dormivano ai piani
alti. I Callegari erano fittavoli di Don Lorenzo Crico, professore universitario, nativo di
Noventa di Piave e già parroco di Fossalunga, che in seguito fece vendere il palazzo per
assicurare un sussidio permanente a quattro anziani indigenti.
[...] Erano una discreta comunità di persone che si sostentavano lavorando – come risulta
dalla scheda di famiglia del 1804, redatta dal parroco don Lorenzo Crico – ben
quarantaquattro campi di terra del Pio Ospitale di Treviso, di cui 14 prativi e 30 arativi,
oltre a un campo di Antonio Cavasin, due di Colledani di Venezia, tre del Beneficio di San
Pancrazio di Treviso, due di Ca’ Giustinian e tre di Ca’ Zucareda. Terreni che si trovavano
in località Riciardina, alle Barbiere, alle Calafele, ai Sanchi e agli Albanese. Da soli
costituivano una piccola frazione di Fossalunga se si considera che nel 1823 il paese
contava 689 abitanti e i Callegari da soli erano probabilmente almeno un settimo di essi.
[...] Durante la Prima Guerra Mondiale questo ramo dei Callegari fu colpito da un tragico
evento che destò notevole impressione in paese e fuori. Si era in piena guerra mondiale e
il territorio della Marca era sparso di pseudo campi d’aviazione da dove partivano gli
aeroplani da combattimento per il vicino fronte del Piave e Montello, velivoli costruiti in
materiali leggeri e con ali di tela. Fatto è che il piccolo Attilio di nove anni e mezzo, figlio di
Marco Giuseppe Callegari e di Paolina Luppi, e l’amico quindicenne Silvio Laner, figlio di
Marco e di Amabile Volpato, con la curiosità e l’incoscienza che è propria dei ragazzini
della loro età, si avvicinarono nascostamente tra i filari di un vicino vigneto per godersi lo
spettacolo proprio nel momento in cui il monoplano - un Ni 1664 - era in fase di decollo
dopo un’avaria. Presa la rincorsa il pilota Guglielmo Fornagiari si accorse di un improvviso
ostacolo che gli sbarrava la strada e scartò di lato cercando di alzarsi, ma l’aereo entrò in
stallo e rovinò proprio sul campo dove erano nascosti i due ragazzini uccidendoli. Erano le
ore 21.30 del 27 Giugno 1917. Il funerale fu celebrato il dì seguente dal parroco Don
Antonio Pavan tra la disperazione dei genitori e la costernazione generale. I due sfortunati
amici furono tumulati in un’unica tomba nel cimitero di Fossalunga dove è ancora visibile
la lapide che la sovrastava. Per Marco e Paolina Luppi era il quinto di nove figli che si
vedevano strappare.
[...] Il quinto figlio di Domenico era Gabriele, nato il 22 Maggio 1888, rimasto celibe. Fu
carabiniere, corazziere al Quirinale di S.M. Vittorio Emanuele III. Morì in circostanze
misteriose, si disse per una delusione d’amore, gettandosi dal quarto piano di un palazzo
romano, tuttavia senza testimoni oculari. Pare che si fosse innamorato, ben ricambiato, di
una delle quattro figlie di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena: Iolanda (1901-86),
Mafalda (1902-44), Giovanna (1907-2000), Maria (1914-2001), sorelle di Umberto II. Si

trattava di un rapporto proibito per uno che non fosse di sangue blu, perciò ad insistere si
rischiava la vita, magari per mano dei servizi segreti. Fu vero suicidio o Gabriele fu
soppresso per la Ragion di Stato? Il mistero rimane tale e sulla vicenda calò fin da subito
un ovattato oblio. Tuttora la vicenda viene rievocata in famiglia a bassa voce. Di Gabriele
rimane però un souvenir che potrebbe essere rivelatore. Si tratta di un fucile da donna
ricevuto in regalo da una principessa, che viene ancora conservato con cura dai suoi nipoti
di Fossalunga, marca “W.W. Greener”. Si vocifera pure che non fosse stata una delle figlie
del Re ad infatuarsi di lui, ma una delle tante principesse straniere giunte in visita al
Quirinale negli Trenta/Quaranta del secolo scorso. Si dubita anche che non si trattasse di
vero innamoramento, ma di relazione amichevole vista comunque come inopportuna e
addirittura scandalosa. Sulla morte di Gabriele non se ne sa di più o forse si preferì
rimuoverla. Così si alimenta la leggenda. (continua)
(La lunga storia dei Callegari detti Vettorel di Fossalunga è pubblicata nel IV vol. “Famiglie d’altri tempi”,
richiedibile allo stesso autore: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

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