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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Callegari (“Rissi”)

callegaririssi“Callegari, una famiglia che, fino al 1935, abitava nella casa a tre piani, ancora visibile al civico 114 di Via Roma a Paese (Treviso - I). In quei locali si svolgeva la loro attività di falegnami, per questo tutti li conoscevano come “Rissi” (da riccioli, trucioli di legno). Nel 1850 nasceva Melchiorre, figlio di Domenico Callegari, che si unì a Giacoma Severin (1852). Sette furono i loro figli: Giuseppina (1876), Perina (1877), Valentino (1878-1965), Maria (1880), Giovanni (1882), Giuseppe (1883) e Angelo (1885). Melchiorre, da gran lavoratore costruiva tetti, serramenti e bare, ma a quel tempo denaro ne circolava davvero poco. Morì stremato dal superlavoro e dai pensieri. A raccoglierne l’eredità professionale fu appunto Valentino, coadiuvato dai fratelli Angelo e Giovanni, mentre le sorelle si accasavano e Giuseppe moriva di febbre spagnola. Valentino e Ginevra, unitisi in matrimonio il 21 Febbraio 1906, misero al mondo sette figli: Melchiorre-Antonio (1907-88); Lina (1908); Giulia-Idelma (1913), Maria-Vittoria (1916); Teresa-Elisea (1917); Terzo-Guerrino (1918); Regina (1920); e Giuseppina (1923). La situazione familiare provocò ben presto l’esigenza di una nuova abitazione che fu costruita in Via Vittorio Emanuele (ora Via Roma), all’imbocco dell’attuale Via del Cimitero, sul terreno della parrocchia. Finalmente, nel 1935, i “Rissi” si trasferirono nella casa nuova. L’attività intanto conosceva un momento di particolare prosperità e s’incrementò d’altre lavorazioni, soprattutto mobilia. Tutto era fatto a mano. Due figlie di Valentino, Regina (“Nineta”) e Giuseppina, si fecero suore salesiane. Maria morì nel fiore della giovinezza, a soli trentasei anni. Idelma andò sposa a Giovanni Vendramin (“Mògni”) di Paese. Elisea si unì ad Antonio Pietrobon. Nel 1953 i due emigrarono in Canada, originando così il ramo genealogico d’oltreoceano. Lina, figura eminente di Paese, rimase nubile. Fu attivista delle donne democristiane fin dal primo dopoguerra. Per lunghi anni catechista, aveva ricoperto importanti incarichi civili e sociali. Si guadagnava da vivere facendo la sarta in proprio. Ad aiutare il padre e a raccoglierne il testimone fu Melchiorre, da tutti conosciuto come “Cèo Risso”, nomignolo attribuitogli dalla mamma, che non sopportava di chiamarlo con il nome dello sfortunato nonno paterno. Questo figlio di Valentino e di Ginevra ha lasciato a Paese la sua inconfondibile impronta. Nel 1945 fu uno dei sei membri di Paese, scelti dal Comitato di Liberazione Nazionale per formare la prima Giunta Comunale postfascista. Fu in seguito fondatore dell’Associazione comunale AVIS-AIDO. Nel tempo libero faceva il proiezionista cinematografico, dapprima in una casupola dietro le vecchie scuole elementari del capoluogo (Via Pravato), poi alla scuola materna, quindi al cinema “Manzoni”. Era sposato a Ida (“Iole”) Badesso (1914) da Castagnole. Un matrimonio, quello di Melchiorre e Ida, coronato dall’arrivo di otto figli, nati fra il 1937 e il 1954: Piergiorgio, Pio Vittorio, Valentino (“Tino”), Lino, Claudio, Loretta, Lucia e Maria. A parte Pio Vittorio, tutti hanno formato una loro famiglia. Pio Vittorio è missionario della Consolata. Al suo attivo una catena d’incredibili opere, costruite fra le popolazioni kenyane in 34 anni di missione, con il sostegno di tanti benefattori. E’ stato a Tuuru, Chuka, Mujwa, Iriamurai, Barsaloi, Laisamis, Mutuate, Likoni, Makima, in zone semiaride, dove ha costruito tante e tali imprese da far arrossire qualche governo, rischiando spesso l’incolumità personale. Dall’ottobre 2002 si trova in Tanzania, sostenuto dall’Associazione (onlus) “Amici di Padre Pio Vittorio Callegari”. A continuare il mestiere di “marangon” è stato Tino, figlio del “Cèo Risso”. La tradizione però è giunta al capolinea, dopo oltre due secoli d’onorata attività perché il pensionamento dell’ultimo falegname dei “Rissi” è giunto senza che nessuno abbia raccolto il testimone.

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