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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Gamma

gamma01“6 febbraio 1899. Gamma Antero, di ignoti, nato nell’ospedale di Treviso il 4 febbraio 1876 e là domiciliato, da bambino passato qui, militare e vago per anni tre, premissis de jure premittendis, davanti a me e alla presenza dei due testimoni suddetti, per verba de presenti oggi s’accompagnò in Santo Matrimonio con Gabin Edvige di Giuseppe e di Favero Angela, nata qui il 7 Maggio 1877 e sempre qui domiciliata. D. Giuseppe Foffano Arciprete”. È il primo documento che testimonia la presenza dei Gamma a Paese (Treviso), una famiglia relativamente giovane per il territorio comunale. Il capostipite era dunque Antero, un trovatello, come si usava classificare un tempo i bimbi illegittimi. Se era figlio di persone rimaste sconosciute, perché gli fu attribuito il cognome Gamma? Sembra, infatti, che sia poi stato allevato nella famiglia Bianchin (“Simonéto”) di Paese. Gamma sembra un nome di famiglia misterioso, quasi futuristico, che rievoca la terza lettera dell’alfabeto greco. A livello nazionale è diffuso in una cinquantina di comuni, senza tuttavia grosse concentrazioni, anche se le regioni che ne sono immuni sono soltanto sei: Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Sicilia. Gamma probabilmente deriva da un errore di trascrizione, storpiato da Gamba. Questo cognome, infatti, è tuttora più propagato soprattutto nel Norditalia. Antero Gamma sbarcava il lunario con il suo lavoro di fattore, cioè curatore della campagna dei Pellegrini-Dai Coi, che risiedevano nell’ottocentesca Villa “La Quiete”, attuale sede del municipio di Paese. Sembra che avesse anche una sorella, Anita, sposata con un Nasato (“Moretton”), ma ciò non è stato approfondito. Antero sposò a ventiquattro anni Edivige Gabbin (1877-1902), e già nell’anno del loro matrimonio, 1899, nacque il loro primo figlio, Giuseppe, soprannominato “Canòcia”, che si congiunse con la compaesana Erminia Maria Porato (1898, ramo panettieri), figlia di Gustavo e Paolina Bottolo. Nel 1901 la casa Gamma registrò l’arrivo di Annunziata Maria, andata in sposa a Benvenuto Bella, nella chiesa di S. Nicolò in Treviso, il 14 marzo 1949. L’anno seguente Edvige partorì la sua terza creatura, alla quale fu dato il nome Erminia Rosa (1902). Fu l’ultima nascita perché a causa di complicazioni la madre morì di parto: “15 Maggio 1902. Gabbin in Gamba Antero Edvige, di Giuseppe e di Favaro Angela, di anni 25, munita di tutti i conforti di nostra Religione, morì avant’ieri alle dieci e mezza pomeridiane e il cadavere fu sepolto stamane dopo i soliti suffragi e la S. Messa”. Così si espresse l’estensore dell’atto di morte, che riportò Gamba il cognome del marito, a conferma di quanto affermato più sopra. Rimasto vedovo con tre piccolini da sfamare e da educare, Antero si trovò improvvisamente a dover fronteggiare, oltre al dolore per la perdita della moglie, una situazione alquanto critica, ma poiché “Dio vede e provvede”, la Provvidenza venne a dare una mano a questo disgraziato, rimasto solo a ventisei anni. A farsi carico delle tre creature si fece avanti la cognata Anna Luigia (1885), sorella di Edvige, che si affezionò a tal punto che i bimbi la chiamavano mamma e non zia. E mamma, anche se di seconda mano, diventò davvero quando, alcuni anni dopo, sposò il loro padre, che se ne innamorò andando con lei all’altare l’otto febbraio 1909. Alla morte della prima moglie, Antero “fatór”, nomignolo attribuitogli per il suo ruolo presso i Pellegrini, dopo un’esperienza di manovale presso una ditta di manutenzioni ferroviarie, s’imbarcò per il Canada, a lavorare nelle impenetrabili foreste e poi nelle miniere auree del Trail British gamma02Columbia. Mandava i dollari occorrenti al mantenimento dei figli alla cognata che se liera presi in carico. Rientrato temporanemanete in patria la sposò, ripartendo nuovamente dopo qualche anno, dove finì i suoi giorni appena quarantacinquenne, senza più rivedere la sua famiglia. Antero e Anna, chiamata Anita, prima di distaccarsi, misero al mondo tre figli: Edvige Teresa (1909), perita per incidente stradale nel 1946; Valentino Luigi (1910-82), che si congiunse a Laudomia Bertelli (1912-80), da Quinto di Treviso; e Teresa Maria, chiamata Teresina, nata nel 1914, andata sposa a Giuseppe Bellio (1918). Erano anni di stenti, conseguenti al dissanguamento causato dalla guerra, aggravati da terribili malattie quali la febbre spagnola. Nel 1918 a Paese ci furono decessi anche di numerosi profughi, ospitati presso la Casa del Popolo della parrocchia e in famiglie locali. Morirono soprattutto bambini in tenera età, ma non solo, prevalentemente per malattie polmonari. Ricordiamo: Abramo Barbon ed Emilio Minello da Spresiano; Angela Billio da Falzè; Antonio Lazzarin e Adele Roncolato da Arcade; Giulia Olivotto da Nervesa; Isidoro Casteller, Giulio Ferretto, Bruno Franceschini, Taddeo Pavan, inoltre Amabile, Guerrino, Marcella e Maria Zanatta, tutti da Cusignana. L’abitazione dei Gamma si trovava a qualche decina di metri dalla villa dei Pellegrini, in Via dei Mille 1. Apparteneva ad una famiglia emigrata in Argentina, alla quale i Gamma spedivano periodicamente il corrispettivo per l’affitto…

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