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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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Lorenzetto Adamo (“Casteàni”)

Lorenzetto“Ricordo che c’erano dei giovani che venivano a trovarci: Bepi Bandiera, che aveva perso una gamba e Gigio Vazzola. Si sedevano fuori di casa e con mio padre rievocavano la guerra davanti ad un bocal de vin e patate mericane e bagigi del nostro campo”. Così Maria Lorenzetto (“Casteani”) rievoca suo padre, reduce della Grande Guerra, che nei giorni festivi, quando lei era giovanissima, si ritrovava con gli amici a ripercorrere le tristi vicende della disfatta di Caporetto. Raccontavano delle battaglie sul Livenza e a S. Michele al Tagliamento, e della successiva ritirata tra le rive del Piave “che aveva l’acqua rossa del sangue dei compagni caduti”. Maria Casteana, conosciuta a Paese (Treviso-Italy) anche come Maria Postioma (1922) per le origini del marito, è la quarta dei figli di Adamo Lorenzetto (1885-1957) detto “Damo” e di Maria Vanin (1887-1972) da Treforni, figlia di Giuseppe e di Anna Mori da Quinto. Mamma Maria, il cui padrino di battesimo era stato Valentino Franchetto da S. Cristina, aveva undici fratelli. I genitori di Maria Casteana si erano sposati a Quinto il 23 Maggio 1914, un’unione coronata dall’arrivo di cinque discendenti. La loro primogenita Elisa (1915-1937), morì di parto a ventidue anni dando alla luce una bambina. C’era poi Rosa (1918-1982), sposata a Luigi Gemin da Ospedaletto d’Istrana. Terzogenito era Silvio (1920), sposato con la compaesana Olga Dametto, genitori di cinque figli; emigrati a Milano. Maria “Casteàna”, mamma di quattro discendenti, sposò Angelo-Antonio Mattiazzo, figlio di Virginio (1872) fu Antonio e di Maria Genoveffa De Marchi (“Storèa”) dal Troian. Quinto e ultimo dei figli di Damo Lorenzetto era Attilio (1924-1996), che si era sposato con Lina Tiveron da Monigo. Una particolarità dei Mattiazzo, originari di Postioma, è che alcuni sono registrati come Mattiazzi, forse per distinguere il ceppo originario da quello insediatosi a Paese. Alcuni loro consanguinei, analfabeti, erano emigrati a S. Paolo del Brasile alla fine del XIX secolo. Di loro si persero le tracce. A quel tempo, mentre qui si pativa la fame, molti emigravano con il vapore in Sudamerica, attratti dal miraggio di una terra fertilissima. Non erano pochi quelli che ci lasciavano la pelle già durante il viaggio, su autentiche carrette in balia dei marosi. Giunti a destinazione non trovavano l’Eden, ma condizioni da schiavi, spesso mandati all’interno delle foreste senza niente, come fossero dei selvaggi. Si costruivano un riparo con il legname tagliato nel bosco; per sopravvivere mangiavano tutto ciò che sembrava commestibile. Dovevano arrangiarsi in un ambiente che non conoscevano. In pessime condizioni igieniche, senz’acqua potabile, molti perirono per le malattie e per la fame, ma anche per i predoni. Erano piombati in una situazione peggiore di quella che avevano lasciato, ma non avevano più nemmeno i soldi per pagarsi il biglietto di ritorno. Si perde nel tempo l’arrivo dei Lorenzetto a Paese, provenendo, si dice, da Castelfranco Veneto, da ciò il soprannome di “Casteàni”, nomignolo che molto probabilmente ha significato e radici più profonde. Nel registro dei matrimoni presso la parrocchia di Paese emerge che il 22 Giugno 1722, Giacomo Lorenzetto (1695), figlio di Adamo e Andriana, si è sposato con Teodora Pietrobon, fu Pietro, di qui. Nel registro dei nati emerge anche un Adamo (1694), figlio di Bartolomio e Anzola. Ma ancor prima, il 15 Settembre 1680, Cattarina, figlia di Lorenzo Lorenzetto da Villa si era unita in matrimonio con Beccenù (forse storpiato da Benvenuto), figlio di Antonio Vettorello da Paese. Inequivocabile quindi la presenza dei Lorenzetto fin dal XVII secolo. Il cognome Lorenzetto potrebbe derivare da Lorenzo. Ancora più longeva è la radice di questo cognome in Paese: “Adi 7 luglio 1595. Passò a miglior vita Gioa’ne fanciullo figlio di Michelle di Lorenzetti ed di Domenica, fu sepolto nella mia Chiesa di San Martino”, così annotava il curato di allora. Di certo della famiglia Casteàn di cui si parla, c’era Osvaldo (1745 ca.), figlio di Adamo e Lucia, che si coniugò con Catterina Pulin. Dai due nacque Giovanni (1777), la cui consorte era Domenica D’Ambrosi. Furono questi genitori di Giuseppe (m. 1802), e di Bernardo (1800), che presa in sposa la compaesana Angela Severin, generò Osvaldo (1829) e Luigi (1835), capostipiti di due rami genealogici dei Casteàni di Paese. Osvaldo, il 30 aprile 1851 si sposò con Maria Mattarollo (1829), fu Adamo. Un matrimonio benedetto dall’arrivo di sei discendenti. Primogenito era Giovanni (1851), morto prematuramente. Venne poi al mondo Giuseppe-Giovanni (1858), che si unì a Vendramina Nicoletti (1861), del fu Giuseppe. Terzogenita era Teresa (1861). Arrivò poi Giovanni (1862-1932), che il 28 Novembre 1883 convolò a nozze con Elisabetta Bandiera (1865), chiamata “Rosa”. Nacque poi Domenica (1863), e l’anno seguente un’altra Domenica (1864) per la prematura scomparsa della prima. Per ultimo venne al mondo Lorenzo (1865), marito di Felicita Catafratta (1869). I Casteani discendenti da Osvaldo abitavano a Villa di Paese, in Via Ferrovia, nella stradina a fianco di villa “La Quiete”, fittavoli della famiglia Pellegrini. Lavoravano sette campi di terra per conto di questi signori in località “Insòe”, tra la ferrovia Treviso-Vicenza e la casa dei Tesi, oltre a due campi e mezzo di loro proprietà. La loro casa colonica aveva sul fronte un'ampia arcata che immetteva alle camere superiori attraverso una scala di legno, mentre dal piano terra si entrava in una vasta cucina con larin, al centro del quale pendeva una nera fuligginosa catena che sosteneva la calièra da polenta (paiolo)…

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