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Il selvaggio del Lagorai

Copertina del Libro

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

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L’avvento del ciclomotore ha determinato la diffusione di una nuova mobilità, svincolata dalla trazione umana o animale, con nuove capacità di spostamento di persone e mezzi e la circolazione di idee e abitudini. Questo ha avuto un effetto positivo sulle comunità chiuse e statiche di un secolo fa, che si sono aperte alla modernizzazione. La popolarità della moto ha avuto ricadute positive sul costume e sulla moda, con nuove forme di divertimento e aggregazione, che sono state accolte con entusiasmo nella realtà sociale di Paese, come è stato appurato dalla puntuale indagine di Mariano Berti condotta con coinvolgimento affettivo che è raro trovare in pubblicazioni del genere. (Emanuele Bellò, scrittore)

 

Il volo dei calabroni
I cinquant’anni del
Moto Club “Dino Grespan” di Paese
(1957-2007)

Il momento che precede la gara di motocross è uno dei più frementi. La tensione è palpabile. Il pubblico, incitato dallo speaker, attende elettrizzato il segnale di via. Sulla linea di partenza i piloti impugnano saldamente le manopole facendo vibrare il motore con scatti di accelerazione per la giusta carburazione. Nella mano sinistra stringono la leva della frizione, tenendola border-line, pronti per il balzo in avanti. Sale il ronzio dei motori sempre più assordante, ma è musica celestiale per gli orecchi degli appassionati. Allo scatto, i pneumatici mordono il terreno sollevando un enorme polverone con gli spessi tappi gommosi dei battistrada. Già alla prima curva cala il ronzio, ma subito riprende più infuriato di prima come uno sciame di calabroni spaventati che fuggano zigzagando fendendo l’aria. I centauri scompaiono e riappaiono seguendo il tortuoso saliscendi finché uno per volta li vedi saltare verso il cielo come cavalli alati che vogliano spiccare il volo. Grida d’incitamento si fondono nel rombante frastuono fino al traguardo, quando d’improvviso per un attimo cala un irreale silenzio: i calabroni motorizzati, tra l’acre odore di miscele bruciate, riguadagnano il nido.
“LINO PIPA”
Lino Lazzaron la passione per lo sport in generale l’aveva avuta fin da giovanissimo, quando si cimentava in varie discipline, poi si entusiasmò dei successi di Omobono Tenni e fu un colpo di fulmine per la motocicletta.
Ancor giovane meccanico Lino si era appassionato di motori e motociclette, tanto da destare entusiasmi crescenti nei suoi amici ed estimatori che lo incoraggiarono a proseguire nelle competizioni, soprattutto di gincana nella quale si era rivelato un vero asso.
Da allora la sua carriera sportiva conobbe un crescendo davvero fiorente, ovunque gareggiasse si piazzava al primo posto o comunque tra i migliori, basti scorrere l’aureo medagliere, i trofei e le innumerevoli coppe e diplomi appesi tuttora nel suo negozio di bici e moto per farsene un’idea.
Il 29 Maggio 1960 si classificò primo assoluto nella “Zoomkana” disputatasi in Piazza del Grano a Treviso, gara di Campionato Triveneto che gli valse la qualificazione al Campionato Italiano, che si tenne a Rimini il 26 Giugno dello stesso anno. Lino si riconfermò anche nella cittadina romagnola, sbaragliando i trenta concorrenti convenuti e qualificandosi per la finalissima internazionale abbinata ai Giochi Olimpici, che si tenne il 1° Settembre a Roma.
Nella capitale italiana confermò di essere un campione e fu un autentico trionfo. Colse il massimo riconoscimento, trionfando nella “Zoomkana B.P.”, cat. oltre 125 cmc. Sul podio, in una calda e festosa serata romana, ricevette il premio dalle mani di Manuel Fangio, pluri campione mondiale di Formula 1.
Ma cos’era la “Zoomkana”? Si trattava di una gincana, organizzata dalla Federazione Motociclistica Internazionale, sponsorizzata dalla compagnia petrolifera BP. Era riservata ai possessori di motociclette a due tempi, che si alimentavano con la miscela BP “Zoom”. A Roma assurse a “gincana a cinque cerchi”, come la definì la rivista della compagnia stessa edita in occasione delle Olimpiadi del 1960.
Tredici furono le nazioni partecipanti a questa specialità: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Malta, Norvegia, Olanda, Svezia, Svizzera, Turchia. L’Italia, oltre a Lino Lazzaron, schierava Bortolotti, Cadossi, Cappelletti, Missiroli e Sangiorgi. Erano questi i superstiti di duemila concorrenti selezionati attraverso trenta eliminatorie in altrettante provincie italiane.
Dopo l’exploit ottenuto a Roma alla prima “Zoomkana”, Lino Pipa fu accolto dai suoi concittadini con gli onori che meritava...

Mariano Berti
Autore

Prefazione di Emanuele Bellò:
Nella lingua corrente il termine “moto” indica sia il sinonimo di movimento che l’abbreviazione di motocicletta e l’accostamento non è casuale. Infatti l’avvento del ciclomotore ha determinato la diffusione di una nuova mobilità, svincolata dalla trazione umana o animale, con nuove capacità di spostamento di persone e mezzi e la circolazione di idee e abitudini. Questo ha avuto un effetto positivo sulle comunità chiuse e statiche di un secolo fa, che si sono aperte alla modernizzazione e al confronto con altre realtà, iniziando un processo di trasformazione ancora in corso.
La popolarità della moto ha avuto ricadute positive sul costume e sulla moda, con nuove forme di divertimento e aggregazione, che sono state accolte con entusiasmo nella realtà sociale di Paese, come è stato appurato dalla puntuale indagine di Mariano Berti condotta con coinvolgimento affettivo che è raro trovare in pubblicazioni del genere.

Emanuele Bellò
glottologo

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